Secondo il parere di Carlo Gragnani: «Siamo affetti da una malattia con prognosi riservata: l’esistenza».

Quale che sia il significato filosofico o allegorico di simile parole, ci paiono utili per descrivere un noto fenomeno.

Anzi no: un fenomeno che, a parole, tutti conoscono, forse non tutti saprebbero spiegare.

Stiamo parlando dell’ “effetto placebo” vale a dire l’aspettativa che un paziente ha nei confronti di una terapia, priva di reali principi attivi, a cui si sottopone per curare una determinata malattia.

Questo accade spesso anche nell’ambito del raffreddore, per il quale non esistono veri e propri farmaci capaci di ridurre scientificamente la durata dell’infezione.

Il trattamento comprende quindi solo ed esclusivamente un approccio sintomatico. Può essere utile, perciò, osservare un periodo di totale riposo e mantenere un’idratazione accettabile.

Dopodiché, tornano utili le parole di Gragnani: l’esistenza di ognuno di noi ha una “prognosi riservata” e la terapia potrebbe consistere in un approccio “esistenziale”…

Reagire all’influenza con un spirito positivo e combattivo, non accasciarsi nella malattia e voler guarire al più presto possibile saranno pure aspetti configuranti un “effetto placebo”, ma, a detta di molti, … possono funzionare!