Si è troppo superficialmente soliti pensare alla febbre come ad un aumento della temperatura corporea al di sopra dei 37’C.

In realtà, è più corretto definire la febbre un aumento rettale superiore ai 38’C.

Se la temperatura oscilla, invece, tra i 37 e 38 gradi si deve necessariamente parlare di rialzo termico.

La febbre è uno dei sintomi più frequenti dell’alterazione dei parametri fisiologici dell’organismo e molteplici sono le cause che la determinano.

Spesso non è altro che l’accentuata risposta immunitaria ad un attacco virale o batterico.

È opportuno misurare la febbre con mezzi giusti ed è assolutamente sbagliato farlo nei momenti in cui la temperatura subisce sbalzi importanti, come ad esempio al risveglio o dopo i pasti.

Si consiglia, pertanto, di intraprendere un trattamento sintomatico per evitare complicanze ed effetti collaterali.

Il farmaco più utilizzato a questo scopo è il paracetamolo, dotato di spiccate proprietà analgesiche e antipiretiche.

Tali proprietà sono riscontrabili dall’impatto ottimale che il farmaco ha sui centri nervosi del dolore e della termoregolazione, anche attraverso l’inibizione locale della sintesi delle prostaglandine.

Il paracetamolo lenisce accuratamente cefalee, nevralgie, dolori osteo-articolari e interviene come anestetizzante nelle ricostruzioni dentali post-operatorie.

I prodotti a base di paracetamolo sono, però, controindicati nei pazienti con grave anemia emolitica e persistente insufficienza renale.

Non va dimenticato, peraltro, che, pur essendo un perfetto meccanismo di difesa, la febbre aumenta considerevolmente il dispendio di energia dell’organismo provocando disturbi anche seri.