Freddo e paralisi facciale qual è la relazione?

Può capitare che i repentini cambi di temperatura tra freddo e caldo possano innescare nel nostro organismo diverse infezioni virali con conseguenti malattie da raffreddamento come per esempio raffreddore, tosse, malessere, febbre, ma possono causare anche problemi più seri come nel caso della paralisi facciale.

Le conseguenze

sono una metà della faccia che si presenta spostata da un lato con l’occhio fisso e sempre aperto anche se si tenta insistentemente di chiuderlo.

Si tratta della paralisi di uno dei nervi che passano per la faccia, nella maggior parte dei casi temporanea e curabile con medicine a base di cortisone e vitamine del gruppo B.

Come comportarsi e curarsi

La prima cosa da fare, se si presentano questi sintomi, è recarsi immediatamente dal proprio medico per escludere attraverso una visita ed esami strumentali malattie neurologiche gravi.

Dopodiché il medico procederà con una terapia a base di cortisone per togliere l’infiammazione del nervo, alla quale aggiungerà le vitamine del gruppo B, per aiutare il nervo a riprendere la sua corretta funzionalità, gocce oculari per mantenere l’occhio lubrificato oltre ad occhiali da sole scuri per ripararlo dalla luce e impurità, poiché non essendo protetto dalla palpebra, che stenta a chiudersi, potrebbe andare incontro a gravi infezioni e una ginnastica facciale per aiutare il recupero della muscolatura.

Anche per la riabilitazione è consigliabile rivolgersi ad un professionista che spiegherà con precisione l’iter riabilitativo e consiglierà esercizi terapeutici da svolgere durante le sedute e in autonomia a casa propria davanti ad uno specchio.

La paralisi facciale chiamata anche paresi di Bell è considerata una forma benigna poiché nella maggior parte dei casi non lascia danni permanenti anche se occorre munirsi di molta pazienza prima di arrivare ad una risoluzione definitiva.

Il recupero è infatti un po’ lungo e soggettivo variando dalle due settimane fino a due mesi.

Nel caso in cui il sintomo persiste occorre una valutazione più approfondita che può prevedere nei deficit più gravi anche la possibilità di interventi di chirurgia plastica.