Negli ultimi tempi ci si è chiesto sempre più spesso se il vaccino contro il raffreddore fosse davvero qualcosa di utile o se invece non se ne potesse fare a meno.

Sull’argomento si è sviluppato un acceso dibattito, il nostro contributo ad esso sarà provare a raccontarvi quel che di certo si sa.

Gli esperti concordano sul fatto che i benefici di un vaccino sono sicuramente superiori ai rischi.

La possibilità infatti che la vaccinazione porti a gravi ripercussioni come ospedalizzazioni, malformazioni permanenti o morte sono 2,6 ogni 10 mila dosi, una percentuale obiettivamente bassissima.

Il vaccino dovrebbe essere fatto fra metà ottobre e metà dicembre. Si badi bene che non si è protetti da subito, ma dopo 15 giorni dalla data di vaccinazione. Si resta immuni poi per almeno un anno.

Subito dopo essersi vaccinati di solito si manifestano arrossamenti, gonfiori e indurimenti nel punto dell’iniezione. Non c’è da preoccuparsi, sono normali conseguenze.

A ciò si aggiunga che nel 40% percento dei vaccinati circa si riscontrano lievi sintomi influenzali.

Non ci si deve assolutamente vaccinare se si è allergici a qualche componente del vaccino, in caso di bambini con età inferiore a 6 mesi, se si ha febbre alta.

È invece una credenza priva di fondamento quella di non potersi vaccinare se si ha il raffreddore.

In caso di malattie di lieve entità ci si può vaccinare, come anche in caso di malattie al sistema immunitario.

È consigliabile infine che si vaccinino le donne in gravidanza perché in caso di raffreddore avrebbero un maggior rischio di parto prematuro e basso peso del nascituro.

Dovrebbero farlo nel secondo e terzo trimestre di gravidanza, in conseguenza di questo anche il bambino resta protetto per i primi sei mesi di vita.