Un degli effetti della crisi e, più generale, del grande mutamento che sta coinvolgendo il mercato del lavoro negli ultimi anni, è quello che non è più possibile assentarsi per malattia.

Se prima infatti, contratti ipergarantiti permettevano al lavoratore di assentarsi in tutta tranquillità in presenza di un qualsiasi acciacco, oggi i contratti precari inducono, quando non costringono, chi ne è titolare, a presentarsi sul posto di lavoro sempre e comunque.

In passato allora un grosso problema si era rivelato essere quello dell’assenteismo, oggi, si potrebbe dire, lo è quello dello stakanovismo.

Ovvio a una prima lettura può sembrare strano, ma guardando bene è facile convincersi che è così.

Già perché presentarsi in ufficio raffreddati e febbricitanti, oltre a non essere salutare per se stessi, non lo è soprattutto per i propri colleghi, i quali si ritrovano esposti al rischio di contagio.

Ma soprattutto non è salutare alla produttività dell’attività in questione.
«Sarebbe molto meglio regolarsi anche con gli adulti come con i bambini, per i quali regola vuole che stiano almeno 24 ore a casa da scuola dopo che sono sfebbrati» spiega Loreen Herwaldt, docente di epidemiologia dell’Università dell’Iowa.

Con tosse, starnuti o discussioni animate si riescono a spargere i germi di una persona malata nell’arco di due metri, distanza che in un ufficio di solito basta a raggiungere più di un collega.

Ecco che il problema delle aziende oggi è proprio quello di evitare contagi di massa.

A ciò si aggiunga che il rendimento di un dipendente malato non è assolutamente paragonabile a quello di un dipendente in salute.

Il Journal of Occupational and Environmental Medicine ha rilavato che più dei due terzi del calo di rendimento causato da problemi di salute, non dipende dagli assenti per malattia, bensì da quelli che pur affetti da evidenti complicanze decidono ugualmente di andare a lavorare.

È così che alcune aziende stanno già correndo ai ripari.

Si è deciso di distribuire un certo numero di giorni di liberi ai propri dipendenti che possono essere cumulati in una banca-giorni, così da poter essere poi usati anche in malattia.

Se la trovata avrà successo o meno lo scoprire solo vivendo.